Bella Germaniae – Traduzioni mittelmediali & Pubblicazioni pseudologiche

La Pagana
Max Mohr | Traduzione: Sara Ferro W.

Sinossi


​La Pagana
, il secondo romanzo di Max Mohr tradotto da Sara Ferro W. - già traduttrice di Venere in Pesci. 
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(...) Una volta l’inseguimento pagano si inoltrava ansimante nella foresta, con le suole nude sulle foglie vecchie, con le cosce larghe sulle sterpaglie del frangivento, sempre più in profondità nel sottobosco, via via più lontano dal sole, quindi l'uomo veniva più vicino, senza parole, senza un richiamo, allora l'odore muschioso si levava intorno alla donna, allora il suo cammino si faceva debole, deboli il suo cuore e le sue viscere, quindi lei giungeva alla macchia di muschio tra i pini impigliati, lì cadeva con le ginocchia allentate, lì anche lui cadeva sulla terra umida della sua terra, il signore della terra, l'uomo. Poi erano arrivati i sacerdoti e si erano eretti sopra la coppia umana e avevano sistemato i loro sgabelli nelle stanze dei loro dèi invisibili, per poter stare più in alto della coppia umana, e il loro discorso era stato: "Tu devi e tu non devi!". Dovrai strisciare sul tuo ventre e mangerai polvere, dovrai avere sudore sulla tua fronte, dovrai porgere la guancia sinistra, dovrai essere povero o vedere di passare attraverso la cruna di un ago, e dovrai pagare bene i tuoi sacerdoti, affinché ti dicano ciò che devi. Poi si era avventato lo Stato sulla coppia intimidita e il suo discorso era stato: "Tu puoi e tu non puoi!". Puoi morire per lo Stato e generare figli, puoi essere schiavo dello Stato e pagare le tasse, ma non puoi calpestare il prato verde e non puoi essere povero o sarai arrestato, non puoi fare niente in nero e pensare. E parlate con la mamma? Per un anno nella terra pietrosa della Glonn! E parlate con papà? Divorato pelle e capelli dalla città urbana... Finché la libertà non giunse finalmente alla coppia umana disperata e sui giornali si lesse: "La coppia umana è libera, alleluia!". Allora la coppia liberata si gettò sul nuovo letto nuziale in libertà e da lì nel vuoto, proprio come era stato prescritto dal loro giornale. Ma il giorno dopo era finita la ragionevolezza e sputavano sui reciproci desideri fantasma e maledicevano i loro nati morti e rompevano la libertà di carta, perché era stata solo la libertà degli schiavi liberati e non la libertà delle persone cresciute libere... Quindi cosa faceva una donna quando, dopo il fallimento dello Stato e della Chiesa e della casa dei genitori e della libertà di stampa, un uomo maschio le piaceva? (...) 

​ (…) I cinesi avevano costruito una muraglia intorno al loro impero e il professor Gfäller le aveva parlato del significato più profondo di questa muraglia; aveva trascorso dieci anni in Mongolia come specialista di botanica dell'Asia orientale. All'interno di quel muro non c'era uno Stato, ma un impero, un impero umano. All'interno di quel muro, la morte non veniva ingannata con le favole dell'aldilà, ma era inclusa nell'esistenza come fratello oscuro di questa vita luminosa e presa in carico dalla devozione pagana dell’aldiquà. All'interno di quel muro non c'era una meta verso la quale l'umanità dovesse marciare con la fronte aggrottata e il pugno chiuso, non c'era la meta ultraterrena del cielo come avevano importata i missionari, non c'era la meta mondana del progresso e dello sviluppo importata dai tecnici e dai commercianti, dall'Europa e dall'America, dai russi e dai militari e da Cook and son: c'era un vagare e un girare in tondo, senza meta, e in mezzo a tutto questo viveva, in dinastie monastiche e in dinastie familiari, in solitudine e in intricate alleanze senza direzione, se stesso, l'uomo. Laggiù c'erano le più belle piante perenni della terra. E anche se era solo un regno umano giallo, un esempio lontano e fatiscente di un vero regno umano: era stato e poteva essere di nuovo. (…)