Bella Germaniae
Bella Germaniae è una tribù di autori e traduttori che autarchicamente si pubblicano marchiati a ferro e fuoco, mezzi con cui non devastano ma all'opposto completano il panorama offerto dal sistema editoriale.
Con la spada alias la penna Bella Germaniae cura taumaturgicamente al grido di similia similibus curantur opere native dello spazio omeopatico mitteleuropeo con focus e fiamme sulla Germania, senza traumi, solo Träume ossia sogni, segnatamente segnature ultramondane tradotte in segnali mondanissimi, ai più al più troppo mondani.
Traduzioni letterarie dal tedesco all’italiano e dall’italiano al tedesco di opere solo all’occhio stanco all’apparenza datate, che tuttavia, tuttafiata, tuttodì suonano inedite già per essere state dette in altra lingua e a dispetto di esser state seppellite vive, vegete sebbene per aver sofferto tale sorte, manco a dirlo, almeno bellicose quanto Uma Thurman in Kill Bill.
Ma anche opere saggiamente narrative nuove di pacco e per niente un pacco, se non pieno di regali regali, degni dignitari del tempo di lettura. Comune determinatore e filo conduttore un transfer culturale - anche solo andata, al meglio andata e ritorno - tra la Germania e l’Italia e/o viceversa. Belle lettere ispiranti belle cose, bellicose come lo può essere una partita a scacchi, senza macchia e senza paura né spargimenti di sangue. Piuttosto infusioni di questioni aperte, spalancate su abissi di profondità cosmiche, che lasciano attoniti e dopo quel breve lungo addio all’umano troppo umano, bisognosi di parole umanissime - d’umanità variegata ma invariabilmente tendente al ritrovare l’umano oltre l’umano.
E talvolta anche nell’asociale, là dove si rifugia una ricerca del sacro tanto totalizzante quanto poco disposta a presentarsi con i mezzi sapienti che ci si aspetterebbe. È proprio nei mezzi insipienti, nelle deviazioni, nelle false piste, nelle maschere e nelle forme apparentemente inadeguate che Bella Germaniae ama andare a cercare ciò che, con strumenti più rispettabili, rischierebbe di non farsi trovare.
Da qui Pseudologia, la nostra collana dedicata alla menzogna che non si accontenta di mentire: pseudologie come costruzioni, finzioni, falsificazioni, eterodossie e altre forme di verità travestita, capaci di insinuarsi dove il discorso serio non arriva. Non la verità contro la menzogna, dunque, ma la menzogna come possibile veicolo di verità; non il falso come errore da correggere, bensì come materia da interrogare, soprattutto quando comincia a raccontare qualcosa che il vero, da solo, non sa più dire.
Pseudologia è perciò anche un modo di leggere: (non) prendere sul serio ciò che (non) potrebbe (non) esserlo, diffidare di ciò che si presenta come definitivo, seguire le piste laterali, lasciare che letteratura, storia, poesia, teoria, mito e invenzione si contaminino reciprocamente. Una pseudologia che, a furia di mezzi impropri e procedimenti poco ortodossi, finisca magari per avvicinarsi al sacro proprio mentre finge di cercarlo altrove.
Opera indie editorialmente decentralmente, opera solo ogni volta che il potenziale elemento che si sente chiamato in causa lo ritiene opportuno, promuovendo lavori stravaganti, inusitati, eterocliti, a seconda dell’estro, nello stile, nel contenuto, nella forma, nel messaggio.
E dunque anche nel regime. Perché il regime può cambiare durante il gioco.
Bella Germaniae non pretende di stabilire in anticipo dove debba finire un’opera, una traduzione, una ricerca o un esperimento. Preferisce vedere che cosa succede mettendoli in circolo. Una pagina può diventare un dispositivo; una traduzione un passaggio di frontiera; un archivio un materiale vivo; una conversazione un corpus; un corpus un gioco; un gioco una forma di conoscenza. E una forma di conoscenza, talvolta, una forma di perturbazione.
Bella Germaniae a differenza di Bella Italia - dicitura con cui Oltralpe spesso si insiste ad indicare con grande sviolinare emozionato l'Italia - esiste davvero. Il resto è solo Bel Paese, marca d’esportazione. In assenza di dizioni per indicare la Germania, siamo ricorsi agli antichi, nella fattispecie a Plinio Il Vecchio, che con le sue Guerre della Germania o teutoniche farà tacitamente da blueprint a Tacito. Bella Germaniae dunque, per più opere e meno guerre - c'è sempre una soluzione più vantaggiosa per tutti; che la lettura - questo l'augurio - possa aiutare a scovarle.