Bella Germaniae – Traduzioni mittelmediali & Pubblicazioni pseudologiche

Donna senza remore
Max Mohr | Traduzione: Sara Ferro W.

Sinossi


Con “Donna senza remore”, Sara Ferro W. firma la terza traduzione italiana di un romanzo di Max Mohr, dopo “Venere in Pesci” e “La Pagana”. 

"Il fatale cammino di una donna d’oggi, dalla vincolatezza alla famiglia verso una vita libera da ogni legame.

Tutti gli uomini di Mohr vivono con un’oscurità primordiale alle spalle. Nei loro percorsi seguono una spinta che viene dall’inconscio. È la paura, la sensazione di essere recisi, che nasce dalla marea calante, dal vuoto del mondo, a sospingerli in peregrinazioni senza tregua. Fuggono dalle falsità del loro tempo e cercano la propria vita, per esserne felici.

Per quanto le vicende di questo romanzo siano così mosse, avvincenti, attuali, limpide come la luce del giorno e leggere, altrettanto singolare, notturno e inafferrabile è il suo sottosuolo."

La storia segue Lina Fenn, una donna fuori dalle convenzioni, attraversata da una tensione continua fra maternità, amore, libertà e responsabilità. Dopo una vita irregolare e un passato segnato da passioni assolute e scelte radicali, Lina vive a Feuz, un maso isolato sulle Alpi, insieme alla figlia Jane, nata da una relazione con Paul Fenn, uomo morto prematuramente e idealizzato come figura di verità e profondità.

Lina cresce Jane lontano dal mondo, in una sorta di isolamento volontario che vuole protezione ma che progressivamente si rivela anche possesso. La gravidanza successiva finisce tragicamente: la bambina nasce morto, e il medico dottor Bollmann, uomo fallito ma ancora capace di compassione, assiste Lina in una notte carica di dolore e lucidità. Questo evento segna un punto di svolta: Lina comprende che non può continuare a vivere fuori dal tempo e dalla società.

Decide così di vendere Feuz e trasferirsi a Berlino, dove vive sotto il nome di Frau Lina Fenn, vedova del professor Fenn. Qui Jane entra finalmente nel mondo: la scuola, la città, le relazioni. Lina è combattuta tra il desiderio di restare sola e la consapevolezza che la figlia deve appartenere anche al padre biologico, Herr Gade, potente uomo d’affari che “nuota con la corrente del suo tempo”. Gade è una figura ambigua: efficiente, dominante, ma segretamente attratta da una forma di libertà che non osa vivere se non nei suoi vagabondaggi serali da “uomo senza tasche”.

Il romanzo si chiude come una parabola: la donna che ha attraversato città, uomini, maternità e solitudini trova la verità non nel successo né nella rinuncia, ma nell’atto finale di compassione assoluta.

Il canto di Felix, la luna, e il silenzio delle montagne restano come eco di una bellezza tragica e necessaria.