Bella Germaniae – Traduzioni di letteratura tedesca

Venere in Pesci – Romanzo astrologico

di Max Mohr tradotto da Sara Ferro W.

Venere in Pesci - Romanzo astrologico,  il primo romanzo di Max Mohr tradotto da Sara Ferro W.

Berlino, anni ’20. Un medico, il dottor Quaß e una dottoressa in medicina, non abilitata, la signorina Otterloo, entrambi con rapporti di lavoro a dir poco traballanti, si incontrano in occasione di un parto in una ricca villa dove loro malgrado per un equivoco prestano ambedue assistenza alla partoriente – non senza pestarsi i piedi - e fanno la conoscenza di uno strano personaggio, il dottor Abba. Assieme finiranno per aprire alle porte della città una così detta “clinica medico-astrologica“, fondata allo scopo di circonvenire, sebbene molto elegantemente, schiere di nuovi ricchi e tutta una svariata varietà di appartenenti al bel mondo, che come stregati dall'allure del dottor Abba a frotte aderiranno entusiasti all'impresa. Nell'economia del romanzo questi costituiranno una sorta di galleria di tipi umani a metà tra impietoso falò delle vanità e pittura di genere borghese, ritrattistica espressionistica e parodia della Nuova oggettività, raffigurati con uno stile sempre in bilico tra caricatura e impressioni di psicologia del profondo. La trama si snoda attorno alle scelte disperate dei tre, a turno dettate da opportunismo, da uno strano idealismo screziato di spregiudicato pragmatismo o ancora guidate da rigurgiti di anticonformismo, riottosità e ribellione. Una frode ben architettata e riuscita, i cui profitti illeciti verranno spartiti dai tre personaggi di cui prima, capitanati dall'ipnotico Abba.

Venere in Pesci si sviluppa attorno a tematiche ricorrenti nella vita del suo autore e nelle riflessioni tipiche della sua epoca, tuttavia elaborate da Mohr in maniera sublimemente sui generis, inaspettatamente cruda e tenera: il conflitto tra natura e tecnica, tra morale e denaro - tra la Grande e la Piccola Ragione -, tra città e campagna, tra metropoli e provincia, senza possibilità di risolvere tali tensioni tanto connaturate alla sensibilità moderna. Quindi niente vero e proprio ritorno alla natura, né panegirici in favore dell'idillio bucolico. La via d'uscita, unica e degnissima è quella della parodia, della satira, dell'umorismo, del nonsense, dell'invettiva sociale elegantemente scoccata, tra il serio e il faceto, ma sempre raffinata, sorprendentemente leggera quanto efficace, che schernisce atteggiamenti non registrati dai più come bislacchi - al massimo strambi, comunque ben tollerati da chi si assoggetta volentieri ai capricci della moda e ai dettami della società -, ma che a un più attento scrutinio della ragione non possono che apparire nella loro bizzarria demenziale, maniacali, scurrili, potenzialmente calamitosi. Senza farne troppo un dramma però, le cose vanno secondo il loro destino, solo le stelle sanno, per chi si lascia imbambolare da tali amenità, sebbene, sebbene, sebbene...

Venere in Pesci – Romanzo astrologico
tradotto da Sara Ferro W.
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La Pagana

di Max Mohr tradotto da Sara Ferro W.

La Pagana, il secondo romanzo di Max Mohr tradotto da Sara Ferro W. - già traduttrice di Venere in Pesci.

(...) Una volta l’inseguimento pagano si inoltrava ansimante nella foresta, con le suole nude sulle foglie vecchie, con le cosce larghe sulle sterpaglie del frangivento, sempre più in profondità nel sottobosco, via via più lontano dal sole, quindi l'uomo veniva più vicino, senza parole, senza un richiamo, allora l'odore muschioso si levava intorno alla donna, allora il suo cammino si faceva debole, deboli il suo cuore e le sue viscere, quindi lei giungeva alla macchia di muschio tra i pini impigliati, lì cadeva con le ginocchia allentate, lì anche lui cadeva sulla terra umida della sua terra, il signore della terra, l'uomo. Poi erano arrivati i sacerdoti e si erano eretti sopra la coppia umana e avevano sistemato i loro sgabelli nelle stanze dei loro dèi invisibili, per poter stare più in alto della coppia umana, e il loro discorso era stato: "Tu devi e tu non devi!". Dovrai strisciare sul tuo ventre e mangerai polvere, dovrai avere sudore sulla tua fronte, dovrai porgere la guancia sinistra, dovrai essere povero o vedere di passare attraverso la cruna di un ago, e dovrai pagare bene i tuoi sacerdoti, affinché ti dicano ciò che devi. Poi si era avventato lo Stato sulla coppia intimidita e il suo discorso era stato: "Tu puoi e tu non puoi!". Puoi morire per lo Stato e generare figli, puoi essere schiavo dello Stato e pagare le tasse, ma non puoi calpestare il prato verde e non puoi essere povero o sarai arrestato, non puoi fare niente in nero e pensare. E parlate con la mamma? Per un anno nella terra pietrosa della Glonn! E parlate con papà? Divorato pelle e capelli dalla città urbana... Finché la libertà non giunse finalmente alla coppia umana disperata e sui giornali si lesse: "La coppia umana è libera, alleluia!". Allora la coppia liberata si gettò sul nuovo letto nuziale in libertà e da lì nel vuoto, proprio come era stato prescritto dal loro giornale. Ma il giorno dopo era finita la ragionevolezza e sputavano sui reciproci desideri fantasma e maledicevano i loro nati morti e rompevano la libertà di carta, perché era stata solo la libertà degli schiavi liberati e non la libertà delle persone cresciute libere... Quindi cosa faceva una donna quando, dopo il fallimento dello Stato e della Chiesa e della casa dei genitori e della libertà di stampa, un uomo maschio le piaceva? (...)

​ (…) I cinesi avevano costruito una muraglia intorno al loro impero e il professor Gfäller le aveva parlato del significato più profondo di questa muraglia; aveva trascorso dieci anni in Mongolia come specialista di botanica dell'Asia orientale. All'interno di quel muro non c'era uno Stato, ma un impero, un impero umano. All'interno di quel muro, la morte non veniva ingannata con le favole dell'aldilà, ma era inclusa nell'esistenza come fratello oscuro di questa vita luminosa e presa in carico dalla devozione pagana dell’aldiquà. All'interno di quel muro non c'era una meta verso la quale l'umanità dovesse marciare con la fronte aggrottata e il pugno chiuso, non c'era la meta ultraterrena del cielo come avevano importata i missionari, non c'era la meta mondana del progresso e dello sviluppo importata dai tecnici e dai commercianti, dall'Europa e dall'America, dai russi e dai militari e da Cook and son: c'era un vagare e un girare in tondo, senza meta, e in mezzo a tutto questo viveva, in dinastie monastiche e in dinastie familiari, in solitudine e in intricate alleanze senza direzione, se stesso, l'uomo. Laggiù c'erano le più belle piante perenni della terra. E anche se era solo un regno umano giallo, un esempio lontano e fatiscente di un vero regno umano: era stato e poteva essere di nuovo. (…)

La Pagana
tradotta da Sara Ferro W.
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Bella Germaniae

  • Chi siamo

    Bella Germaniae è una tribù di autori e traduttori che autarchicamente si pubblicano marchiati a ferro e fuoco, mezzi con cui non devastano ma all'opposto completano il panorama offerto dal sistema editoriale.

    Con la spada alias la penna Bella Germaniae cura taumaturgicamente al grido di similia similibus curantur opere native dello spazio omeopatico mitteleuropeo con focus e fiamme sulla Germania, senza traumi, solo Träume ossia sogni, segnatamente segnature ultramondane tradotte in segnali mondanissimi, ai più al più troppo mondani.

    Traduzioni letterarie dal tedesco all’italiano e dall’italiano al tedesco di opere solo all’occhio stanco all’apparenza datate, che tuttavia, tuttafiata, tuttodì suonano inedite già per essere state dette in altra lingua e a dispetto di esser state seppellite vive, vegete sebbene per aver sofferto tale sorte, manco a dirlo, almeno bellicose quanto Uma Thurman in Kill Bill.

    Ma anche opere narrative e poetiche nuove di pacco e per niente un pacco, se non pieno di regali regali, degni dignitari del tempo di lettura. Comune determinatore e filo conduttore un transfer culturale - anche solo andata, al meglio andata e ritorno - tra la Germania e l’Italia e/o viceversa. Belle lettere ispiranti belle cose, bellicose come lo può essere una partita a scacchi, senza macchia e senza paura né spargimenti di sangue. Piuttosto infusioni di questioni aperte, spalancate su abissi di profondità cosmiche, che lasciano attoniti e dopo quel breve lungo addio all’umano troppo umano, bisognosi di parole umanissime - d’umanità variegata ma invariabilmente tendente al ritrovare l’umano oltre l’umano.

    Opera simil editorialmente pur non essendo un editore, opera solo ogni volta che il potenziale elemento che si sente chiamato in causa lo ritiene opportuno, promuovendo lavori stravaganti, inusitati, eterocliti, a seconda dell’estro, nello stile, nel contenuto, nella forma, nel messaggio.

    Bella Germaniae a differenza di Bella Italia - dicitura con cui Oltralpe spesso si insiste ad indicare con grande sviolinare emozionato l'Italia - esiste davvero. Il resto è solo Bel Paese, marca d’esportazione. In assenza di dizioni per indicare la Germania, siamo ricorsi agli antichi, nella fattispecie a Plinio Il Vecchio, che con le sue Guerre della Germania o teutoniche farà tacitamente da blueprint a Tacito. Bella Germaniae dunque, per più opere e meno guerre - c'è sempre una soluzione più vantaggiosa per tutti; che la lettura - questo l'augurio - possa aiutare a scovarle.